30 gennaio 2007

Disabile picchia insegnante


Disabile picchia insegnante

RAGUSA - In classe c'è un alunno disabile che, secondo i compagni, picchia e disturba le lezioni. Per questo da 8 giorni 16 alunni, su un totale di 18, di una seconda classe della scuola media "Vann'Antò" di Ragusa disertano le lezioni su decisione dei loro genitori. Ma la madre del ragazzo sostiene invece che ad essere maltrattato è il figlio e per questo ha presentato una denuncia lamentando al un comportamento inadeguato della scuola e accusando alcuni insegnanti di averlo picchiato.

Il ragazzino, che ha 13 anni ma è particolarmente robusto, soffre di crisi d'ira e sarebbe affetto da "disturbi oppositivi" che lo indurrebbero a gesti inconsulti. Per questo l'istituto gli ha affiancato un'insegnante di sostegno. La dirigente dell'Istituto Lucia Aiuto dice: "Il problema esiste ed è grave, ma non siamo riusciti a risolverlo. Ho segnalato il caso alle autorità sanitarie e scolastiche, di recente ho informato anche la procura presso il tribunale dei minori".

"Comprendo la decisione dei genitori perchè io stessa sono stata vittima, avendo subito un calcio al basso ventre e una lussazione alla spalla per cui sono stata ricoverata cinque giorni in ospedale. Inizialmente riuscivo a calmare il ragazzo usando parole dolci e qualche carezza, poi non c'è stato niente da fare. E diverse persone, bambini e insegnanti ne hanno fatto le spese".

Stamattina è dovuta intervenire la polizia dopo che il tredicenne ha reagito a un ceffone datogli dall'insegnante di sostegno. Lo sostengono la madre dell'alunno, casalinga, il suo convivente, addetto marketing di una catena si supermercati, e l'assistente igienico sanitario, dato dal Comune alla famiglia per seguire il disabile, e che si trovava in classe in quel momento.

Il padre del ragazzo, ispettore della polizia di Stato, è separato dalla moglie che ha in affidamento il figlio. Il convivente della madre dice che "atti come questo sono già avvenuti ma stavolta presentiamo una denuncia ai carabinieri". Il ragazzino è stato operato 7 anni fa al 'Gemelli' di Roma per un tumore al cervello, un astrocitoma, che gli provocava periodi di "assenza" dalla realtà e una sintomatologia tipica dei malati di epilessia.

"Il tumore non è stato estirpato del tutto perchè c'era il reale pericolo - dice il convivente della madre - che provocasse danni cerebrali più gravi come mutismo e paralisi". L'alunno ha una invalidità totale e ha un insegnante di sostegno da quando frequenta la seconda elementare. Il docente che gli è stato affiancato quest'anno è lo stesso del precedente.

Ogni sei mesi il tredicenne deve effettuare una risonanza magnetica per vedere lo stato del tumore che non sembra avere subito modifiche negli ultimi anni. Il compagno della madre (il ragazzino vive con la coppia e una sorella di 20 anni) sostiene che lo studente ha uno splendido rapporto con l'assistente igienico-sanitario del comune con cui va a mare o a passeggio qualche pomeriggio perchè "hanno un'intesa quasi da fratelli".

"La stessa - spiega - che a scuola non hanno saputo stabilire. Nell'istituto non hanno mosso una foglia per tentare d'integrarlo, per spiegare agli altri studenti cos'ha subito il loro compagno, per evitare che lo prendessero in giro o lo provocassero considerato che la sua non è una classica disabilità. Non è stata coinvolta neanche l'Asl".

"Addirittura - prosegue - il ragazzino è stato più volte sospeso da scuola come se fosse uno studente normale. Il figlio della mia compagna è iperattivo e ha bisogno di essere seguito in maniera particolare, di essere coccolato, di avere un trattamento che tenga conto del suo male. Ma così non è".

"La reazione del docente è stata dettata dalla volontà di proteggersi" dice la dirigente dell'Istituto "Vann' Antò", Lucia Aiuto, ribattendo alle affermazioni dei familiari dell' alunno disabile. "Oggi - aggiunge - la scuola è impotente di fronte a ciò che accade. Ho fatto appello a tutte le istituzioni che hanno potere d'intervento affinchè possa essere garantito all' alunno disabile il diritto allo studio e ai suoi compagni la sicurezza e la tranquillità in classe".

La voce fuori dal coro. "Mio figlio frequenta regolarmente le lezioni insieme ad un' altra alunna e al compagno disabile. Non sono d'accordo con la protesta degli altri genitori che non mandano a scuola i propri figli. Devono essere le istituzioni a trovare un rimedio a questa situazione. Ed in ogni caso non può pagare un ragazzino che ha un male incurabile".

E' la testimonianza del padre di uno dei due alunni che continuano a frequentare la classe in cui si trova il ragazzino disabile che, secondo i genitori di altri 15 studenti, ha atteggiamenti aggressivi e picchia i compagni. "È vero - dice il genitore - che questo ragazzino ogni tanto ha atteggiamenti violenti e anche mio figlio ne ha fatto le spese. Ma ciò non vuol dire che debba essere ghettizzato. In ogni caso la scuola e le altre istituzioni devono trovare le soluzioni magari mettendo accanto allo studente irrequieto un insegnante di sostegno più capace. Non mandare mio figlio a scuola - conclude - è contro i miei principi anche se sono d'accordo con gli altri genitori che una soluzione per la sicurezza di tutti dev' essere trovata".


http://scuolaviolenta.blogspot.com
Fonte: www.lasicilia.it - 30/01/2007

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