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| Immagine di repertorio |
Taranto - Una giornata a scuola come le altre. Anzi un pomeriggio, dal momento che si fa doposcuola per togliere i ragazzi dalla strada, dare loro un posto in cui stare, insomma, prolungare l’orario delle lezioni nell’illusione di aggiungere altre tessere a un progetto educativo che si va, faticosamente componendo.
Arriva un papà trafelato. «Mio figlio deve andare al calcetto». «Ma il ragazzino sta seguendo le lezioni» ribatte un docente. Quello non vuole saperne, entra in classe, afferra il figlio e lo porta fuori dall’aula.
La situazione di lì a poco precipita.
E già perchè non si può entrare in classe e fare tutto quello che si vuole, un genitore non può entrare neppure in aula e quella che quel papà sta dando agli altri ragazzini è una gran brutta lezione, soprattutto se ci si trova in una scuola del quartiere Paolo VI, dove gli insegnati lo sanno bene, non si puo’ perdere un centimetro di spazio nella lotta per la legalità, diversamente non c’è più gioco.
Allora va così che quell’insegnante che si oppone a che un ragazzino lasci le lezioni e vada a giocare al calcetto, chiama un altro docente e questo viene picchiato e buttato a terra.
Si ritrova in ginocchio davanti a ragazzini sbigottiti, ma non tanto innocenti da non pensare che un professore “atterrato”, in un quartiere dove si rispetta la legge del più forte, è pur sempre un professore “atterrato”.
Allora possono bastare cinque minuti, rispetto a una vita di impegno nella scuola per sentirsi sconfitti. Soprattutto quando pronta è la risposta, veloc e la sfida: «Mio figlio deve giocare a calcio, se diventa calciatore, puo’ comprare te e tutta la scuola».
Non sono mancate altre aggressioni da parte dei genitori ai docenti. Il più delle volte mamma e papà si schierano a fianco dei figli, senza perdere troppo tempo a capire se i figli stiano dalla parte del torto o della ragione. Ed è capitato, un anno fa per esempio in una scuola di Statte dove ben due e non una sola docente, sono state aggredite da una mamma infuriata. Storie che si possono mettere nel conto quando s’insegna senza più reti di protezione, men che meno nelle famiglie.
Ma in una scuola che più delle altre si è sempre battuta per dare ai propri ragazzi una speranza di vita migliore, un bagaglio con cui affrontare una esistenza che per alcuni parte, sì, con un grosso handicap, la sconfitta brucia di più.
«Mi hanno chiamato, “sta facendo il pazzo in aula”, mi ha detto un insegnante, riferendosi evidentemente a quel padre, io sono corso», dice un docente che non è opportuno menzionare, «la prima cosa che gli ho detto è: “lei non puo’ entrare in aula”».
Ma la violenza era ormai innescata perchè a quel punto il papà ha “afferrato” il bambino, zainetto compreso e lo ha trascinato fuori. Non senza dare un colpo alla spalla del professore, così forte da farlo cadere a terra.
Il professore aggredito è finito in ospedale.
Sei giorni di prognosi e il doloroso interrogativo: «Ma dove avrò sbagliato?».
C’è da sentirsi traditi e non non si può certo dire che sia stata o sarà la prima volta e ultima. Perchè a sentire le esperienze di altri docenti, qualche trattamento particolare è stato loro pur sempre riservato. Compresa una rapina fatta a una docente che dalla furia del malvivente, forse un ex studente, era stata a sua volta trascinata a terra.
Ma adesso anche se la spalla fa male, quel colpo in pieno petto brucia, bisogna tornare sul campo.
«Torno a scuola già domani (oggi per chi legge, ndr), ché solo un giorno uno può sentirsi sconfitto, poi si deve reagire lo sappiamo, come lo sanno tutti i docenti che scelgono di restare a Paolo VI e non farsi trasferire, scelgono di mettersi ogni giorno in gioco e posso assicurare che è dura, ma è il lavoro che abbiamo scelto».
S.Cor.
http://scuolaviolenta.blogspot.com
Fonte:www.quotidianodipuglia.it - 24/03/2011


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