Padre furioso picchia il prof con una chiave ingleseIl figlio di 11 anni, con molti problemi di disciplina, era stato preso per un orecchio dal supplente. Il genitore aveva già denunciato la preside e un'insegnante. Il docente aggredito ne avrà per 8 giorniBologna. Ha aspettato che arrivasse a scuola l’insegnante del figlio, è sceso dalla macchina e l’ha colpito ripetutamente con una chiave inglese. Il tutto davanti ad alcuni professori e diversi alunni. E’ accaduto ieri mattina, poco dopo le 8, in una scuola media della città. Sul brutto episodio ora indagano i carabinieri, dopo che la vittima dell’aggressione ha sporto denuncia. Per ricostruire la vicenda, i militari stanno sentendo tutte le parti in causa, compreso ovviamente il padre manesco, indagato (come atto dovuto vista la denuncia) per il reato di lesioni. L’aggressione di ieri è infatti solo l’ultimo tassello di una storia ben più articolata, su cui è ovviamente informata la preside della scuola.
TUTTO nasce dal comportamento non proprio da alunno modello del figlio dell’indagato.
Si tratta di un ragazzino di 11 anni che frequenta la seconda. Fin dall’anno scorso, il suo atteggiamento in classe è descritto dagli insegnanti come disastroso. Strafottente con prof e compagni, disattento durante le lezioni, tanto da creare spesso disturbo a tutti. Per questo viene ripreso quasi quotidianamente, ma lui non cambia atteggiamento. La preside l’ammonisce: «O righi dritto o non vai in gita di fine anno». Lui continua come se nulla fosse e la preside mette in atto la minaccia. A maggio i compagni vanno in gita senza il ragazzino. Quando il padre, bolognese, di professione impiegato, viene a saperlo, non rimprovera il figlio. Tutt’altro. Chiama l’avvocato e, alla ripresa del nuovo anno scolastico (lo scorso autunno), denuncia la preside, che finisce sotto inchiesta e viene anche sentita dalle forze dell’ordine.
SECONDA puntata: due mesi fa il turbolento alunno colpisce con un pugno alla schiena una compagna di classe, dopo una lite scoppiata per motivi banali. Viene chiamata l’ambulanza a scuola, la ragazzina subisce i postumi della botta per i giorni a seguire. Dopo un incontro fra i genitori, si decide di non sporgere denuncia.
Terza puntata: un mese fa la professoressa di tecnica sta facendo lezione e il discolo disturba. Si alza dal posto, passeggia per la classe, non ubbidisce ai richiami. La prof lo manda fuori dall’aula, lo mette seduto su una sedia in corridoio, tenendo la porta aperta per controllarlo. Appena il padre viene informato, scatta una nuova denuncia, stavolta contro la prof di tecnica, che finisce pure lei sotto inchiesta.
E COSI’, in questo clima, arriviamo all’ultimo episodio. Martedì arriva a scuola il supplente di italiano. E’ un giovane laureato al suo primo giorno di supplenza in quella scuola. Nessuno lo mette in guardia dal ragazzino ‘terribile’ che si ritroverà in classe. Comincia la lezione e, puntualmente, il piccolo bullo si mette in mostra: fa domande volutamente provocatorie, cammina per la classe. Il supplente reagisce in modo duro. "Io non sono una femminuccia — urla —, non mi rompere i c...". Poi prende per l’orecchio l’alunno, lo trascinandolo al suo posto. A quel punto il ragazzino si calma e se ne sta buono buono fino al termine delle lezioni. Quando va a casa, racconta tutto al padre.
LA MATTINA dopo, cioè ieri, il genitore porta il figlio a scuola in macchina e attende l’arrivo del supplente. Quando il giovane insegnante arriva, scende dall’auto e l’affronta nel cortile della scuola. In mano ha una chiave inglese, o forse un spranga. Cala l’oggetto metallico ripetutamente sul supplente, che tenta disperatamente di proteggersi con le braccia. Viene colpito più volte al braccio. Diverse persone assistono alla scena, fra insegnanti e alunni. Arriva anche la vicepreside. Il bidello chiama il 118 e i carabinieri. All’arrivo dell’ambulanza e della gazzella dei militari, il genitore si è già allontanato dalla scuola. L’insegnante viene portato all’ospedale e medicato. Ne avrà per otto giorni. Poi viene portato in caserma dove sporge regolare denuncia. Tutta la scuola, intanto, resta sgomenta. Fra le aule e nei corridoi si respira un clima di grande tensione. Ieri non si è svolto l’intervallo e tutti hanno avuto la consegna del silenzio.
di Matteo Alvisi e Gilberto Dondi
***Oltre al padre 'furioso' in castigo anche il profIl supplente delle medie picchiato dal genitore di un ragazzo turbolento ora è indagato insieme all'aggressore: "Aveva preso l'allievo per il collo". La famiglia aveva già denunciato la preside.BOLOGNA. Tre settimane fa un decreto del Tribunale per i minorenni, facendo seguito a una segnalazione della preside, ha disposto l’affidamento del tredicenne ai servizi sociali. Segno che gli episodi degli ultimi giorni non sono che l’epilogo di una situazione già problematica, all’interno della scuola media cittadina frequentata dal ragazzino.
NEI GUAI, ora, non c’è solo il padre accusato di avere picchiato mercoledì il supplente di italiano, ma lo stesso professore che il giorno precedente avrebbe punito con modi troppo bruschi il ragazzino. «Di certo il supplente non andrà più in quella classe — afferma la dirigente scolastica —. Lui è stato barbaramente aggredito ma egli stesso non si era comportato affatto bene. Era al primo giorno di supplenza della sua vita. Era stato avvertito da più persone della situazione difficile della classe, della presenza di questo ragazzo, ma evidentemente ha perso la pazienza». L’insegnante di italiano non ha però avvertito nessuno di quanto era accaduto durante la lezione. «Io l’ho saputo martedì sera da altri genitori — spiega la preside dell’istituto comprensivo —. Il professore non si era reso conto del suo sbaglio e non ha riferito nulla, né ai colleghi né a me. Quando mi hanno raccontato ho pensato ‘domani vado a scuola’, ma non ho fatto in tempo perché il mattino successivo c’è stata l’aggressione. Che, comunque, non è avvenuta a scuola ma in un cantiere dove il prof era finito per caso sbagliando strada». La dirigente ha avviato un procedimento disciplinare: «In classe c’è già un’altra insegnante. Al supplente, che ho ammonito oralmente e ho trovato piuttosto stravolto, farò un avvertimento scritto e per eventuali ulteriori responsabilità manderò la documentazione all’Ufficio scolastico provinciale». All’avvocato Fabio Chiarini, il padre del tredicenne indisciplinato ha riferito che «i fatti non si sono svolti così come sono stati raccontati». «Non è stato un pestaggio ma una colluttazione da ambo le parti — si è difeso il genitore —. Io e mio figlio, che non andava a scuola, passavamo di lì per caso e mio figlio ha riconosciuto il prof. Abbiamo accostato e lui ha detto: ‘Io vorrei chiarire l’accaduto di ieri’». poi il parapiglia. L’uomo nega di avere utilizzato spranghe o chiavi inglesi nella rissa.
I GENITORI del tredicenne accusano inoltre la scuola, e in particolare la dirigente, di avere discriminato e ‘mobbizzato’ l’alunno per due anni. «Il mio ufficio non è nemmeno nella stessa scuola — afferma la dirigente —. Io l’ho visto due volte l’anno scorso e tre quest’anno. Non so come avrei potuto tenere comportamenti discriminatori. Noi abbiamo sempre cercato di tenere una strategia che gli consentisse di controllare le sue azioni. E’ un ragazzo intelligente, che potrebbe imparare ma il suo comportamento rende difficili le lezioni non solo per lui ma anche per gli altri. Purtroppo i suoi genitori non riconoscono il problema». «Questo non è vero — ribatte l’avvocato Chiarini — perché il padre e la madre sono stati collaborativi e dialoganti, come dimostrano gli incontri con i servizi sociali e prima ancora con la psicologa».
«SEMMAI — sottolinea invece la preside — ho rischiato di discriminare gli altri venti bambini perché per seguire quel ragazzino ho speso soldi che potevano andare su progetti a beneficio di tutti. La discriminazione non l’ho fatta non mandandolo in gita ma prima, quando non l’ho punito come avrei fatto con gli altri ragazzi. Normalmente, si lascia correre quando c’è una documentazione sanitaria che certifica un problema». Il tredicenne non è ancora rientrato in classe: per lui si sta studiando un percorso personalizzato che gli consenta di concludere l’anno scolastico senza che sorgano altri problemi. Ma per farlo occorrerà il consenso di tutti, a cominciare dalla famiglia.
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Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com - 23 e 24 aprile 2009