27 giugno 2009

Sotto shock maestra aggredita dai genitori


Sotto shock maestra aggredita dai genitori
di Angerlo Ciavarella

SAN SEVERO Crescono in città le fibrillazioni ed i timori del personale scolastico di ogni ordine e grado per l’aggressione subita da alcune maestre della scuola elementare San Francesco, plesso di via De Palma.

Molte insegnanti di quella scuola sono ancora scioccate per l’aggressione subita da due colleghe, che durante la consegna delle pagelle, sono state picchiate dai genitori di alcuni alunni bocciati. Il grave episodio costato alcune contusioni ad una insegnate di quel circolo, secondo gli addetti ai lavori non può passare inosservato, perciò docenti ed insegnanti chiedono alle istituzioni locali di intervenire. Anche il sindaco Gianfranco Savino esprime sdegno per l’episodio che rende ancora più degradata l’immagine della città.
Il sindaco“Esprimo la più ferma condanna - spiega il primo cittadino -, per l’incivile e brutale aggressione subita da alcune insegnanti della scuola Elementare “San Francesco D’Assisi” da parte di genitori di piccoli alunni. Il vile gesto, commesso dinanzi ad altri genitori e bambini, rappresenta un episodio poco qualificante per la nostra comunità, diseducativo per i nostri giovani e profondamente offensivo per la scuola ed il corpo docenti, da sempre impegnato per la crescita sociale e culturale delle nostre nuove generazioni. Al dirigente scolastico di quella scuola, rivolgo quindi l’invito ad isolare ed emarginare tali episodi al fine di migliorare sempre di più la vita della nostra città”.
Il primo cittadino, inoltre, manifesta la più ferma e severa condanna per ogni forma di prevaricazione, specie se commessa nei confronti di lavoratori impegnati nella formazione dei giovani, come accaduto in questa circostanza. Ai docenti, in più, invia sentimenti di affettuosa solidarietà con l’auspicio e la certezza che il personale in servizio in quella struttura scolastica continui in maniera esemplare l’attività didattico - educativa.

Servizi socialiAnche i servizi sociali del Comune scendono in campo sulla vicenda. “Abbiamo intenzione – spiega il dirigente del settore sevizi sociali, Dino Totaro -, di parlare con insegnati e genitori per comprendere la dinamica dei fatti. Sia la bocciatura dei bambini che la razione violenta dei genitori evidenziano una situazione di disagio che deve essere approfondita. Quello che è accaduto è terribile. Si tratta di episodi che non dovrebbero mai succedere. Tuttavia si tratta di un problema complesso che deve essere affrontato con le attenzioni che il caso richiede. Come servizi sociali e come piano di Zona Alto Tavoliere faremo il possibile per attivare tutte quelle misure educative utili a prevenire certi fenomeni di disagio sociale”. Come si ricorderà alcuni genitori di ragazzi bocciati avevano affrontato una maestra picchiandola e fuggendo. Un gesto ignobile che aveva lasciato di stucco la comunità di docenti e i gentori. Ora la levata di scudi del personale insegnante e dello stesso sindaco che ripete: «Episodi come questi bisogna evitarli e ciascuno deve fare la sua parte».


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Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it - 26/06/2009

11 giugno 2009

Prof criticato su Facebook denuncia due studenti, il pm lo bacchetta


l'insegnante ha chiesto risarcimenti in denaro a tre famiglie, una ha pagato

Prof criticato su Facebook denuncia due studenti, il pm lo «bacchetta»


La procura dei minori chiede l'archiviazione: il docente «non ha messo in pratica l'educazione»

MILANO - L'anno scorso si è ritrovato su Facebook come protagonista di un «gruppo di discussione», nel quale però faceva una pessima figura. Ha sporto denuncia, e ora si ritrova «bacchettato» dal pm per aver fatto male il suo lavoro. La vicenda riguarda un professore d'inglese di un noto liceo milanese: la Procura dei Minori, nella richiesta di archiviazione del caso firmata da Annamaria Fiorillo, lo rimprovera perché «invece di ricercare un chiarimento con gli studenti» e di dialogare con loro ha deciso di sporgere querela per diffamazione, preferendo «la strada della punizione e del risarcimento» e perdendo «la preziosa occasione di mettere in pratica l'educazione, e cioè il suo mestiere, verso se stesso e verso gli studenti».

UNA FAMIGLIA HA PAGATO - L'inchiesta è stata aperta nei confronti di due liceali di 15 anni, uno dei quali l'anno scorso aveva creato su Facebook un «gruppo di discussione» sul cui erano apparsi apprezzamenti pesanti sui comportamenti del docente. Il professore di inglese, ritenendosi offeso, ha denunciato due dei tre alunni che, a suo avviso, lo avevano diffamato, nonostante si fossero scusati pubblicamente e fossero stati sospesi. Uno dei tre non è stato querelato percé la famiglia ha versato 5 mila euro di danni chiesti dall'insegnante. Gli altri due sono stati, invece, indagati perché i genitori si sono rifiutati di versare la cifra richiesta che, in un caso, è stata di 25 mila euro.



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Fonte: http://milano.corriere.it/ - 11/06/2009

3 giugno 2009

Gruppo choc su Facebook: «Ammazziamo la professoressa»


Gruppo choc su Facebook. Sospesi 8 studenti del Cirillo

«Ammazziamo la professoressa»

Non lo hanno scritto sul muro di fronte a scuola, ma in un gruppo fondato su Facebook. Così gli studenti di un liceo scientifico barese hanno scoperto, loro malgrado, come possa essere breve la distanza tra reale e virtuale: otto ragazzi e ragazze fra i 15 e i 17 anni sono stati sospesi. Con obbligo di frequenza spiegano dai corridoi dell’istituto «perché non perdano neanche un’ora di lezione e non smettano di imparare dal loro errore». Il battagliero gruppo di oltre cinquanta studenti dedicato alla docente di lingua straniera è stato scoperto per caso.

di Francesca Savino
«Ammazziamo la professoressa». Non lo hanno scritto sul muro di fronte a scuola, ma in un gruppo fondato su Facebook. Così gli studenti di un liceo scientifico barese hanno scoperto, loro malgrado, come possa essere breve la distanza tra reale e virtuale: otto ragazzi e ragazze fra i 15 e i 17 anni sono stati sospesi. Con obbligo di frequenza spiegano dai corridoi dell’istituto «perché non perdano neanche un’ora di lezione e non smettano di imparare dal loro errore». Il battagliero gruppo di oltre cinquanta studenti dedicato alla docente di lingua straniera è stato scoperto per caso.

Navigando in rete, occhi adulti hanno letto le frasi rivolte all’i nsegnante, sui metodi per «togliersela davanti» e «eliminarla» e hanno riconosciuto i visi e nomi dei ragazzi accanto alle parole consegnate al falso anonimato del web. La questione è finita poche ore dopo sulle scrivanie della presidenza: mentre il gruppo si dissolveva senza drammi per decisione degli stessi giovani fondatori, la commissione di vigilanza del convitto Cirillo si riuniva per scegliere insieme la linea da seguire. Otto studenti sospesi, una lettera di scuse affissa in tutte le classi e nessuna querela da parte della professoressa: è questo il bilancio finale della parabola di andata e ritorno da internet ai banchi di scuola.

La storia inizia ad aprile, quando il gruppo dedicato alla professoressa di lingua straniera viene scoperto e portato all’a ttenzione dell’intero istituto. La riunione dei vertici della scuola con i rappresentanti degli studenti e delle famiglie è il primo passo, ma non l’ultimo in quello che i professori del liceo chiamano «un percorso di comprensione della realtà». Perché sono in pochi ad avere dubbi: «Non è ancora finita». «C’era bisogno di una punizione esemplare» riflettono a una voce sola insegnanti ed educatori, annuiscono gli studenti e (quasi tutti) i genitori. «A quei ragazzi è sfuggita la mano: nelle loro intenzioni era uno scherzo, nei fatti è diventata una ferita aperta per l’insegnante e per tutta la scuola».

La commissione di vigilanza, riunita a metà maggio, decide di valutare diversamente le responsabilità: solo otto studenti vengono sospesi. Quattro di loro, i fondatori del gruppo “Ammazziamola”, per otto giorni, altri quattro che avevano invece aderito all’i nvito o si erano iscritti di propria iniziativa vengono sospesi per quattro giorni. «La cosa più assurda — confida un insegnante che preferisce restare anonimo — è che solo due di loro erano alunni dell’insegnante in questione: gli altri si sono aggiunti per puro spirito di emulazione».

Sul marciapiede davanti all’ingresso, ieri non c’era uno studente che non ne avesse sentito parlare. C’è anche chi il gruppo lo ha fondato, con altri compagni di scuola: è uno studente alto dallo sguardo mite e i capelli in perfetto ordine. «È stata una cosa senza peso» racconta senza ombre nello sguardo, prima di andare via perché «è arrivata mia madre a prendermi». Nessuno di loro — promettono dalla dirigenza — subirà altre conseguenze alla vigilia degli scrutini. «Ma per colpa loro abbiamo spostato un compito in classe» confida una ragazza iscritta al liceo scientifico per poi pentirsi subito dopo e aggiungere che «sono solo ragazzini, non avrebbero mai fatto male a nessuno».

Gli otto studenti e studentesse puniti con la sospensione hanno tutti fra i 15 e i 17 anni: nessuno di loro affronterà gli esami di maturità quest’estate. Qualche genitore però, preoccupato dagli effetti delle scorribande in rete dei ragazzi, promette battaglia se la questione dovesse approdare anche sui tabelloni di fine anno. Dopo aver scoperto gli effetti reali della piazza virtuale, però, gli otto ragazzi hanno deciso di tornare a scrivere al computer: insieme hanno preparato una lettera di scuse, stampata e appesa in tutte le aule dell’istituto.


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Fonte: www.larepubblica.it - 03/06/2009

30 maggio 2009

Cesena, docente sospeso per questionario su ora alternativa


Cesena, docente sospeso per questionario su ora alternativa

Il prof Alberto Marani, docente di matematica e fisica presso il Liceo Scientifico “Righi” di Cesena è stato sospeso dalle proprie funzioni e dallo stipendio per due mesi, sanzione decisa dal Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Forlì-Cesena.
La motivazione principale è l’avere condotto un’indagine nelle proprie classi per rilevare che percentuale di studenti sceglierebbe la materia alternativa qualora l’istituto la programmasse (finora non è mai stata programmata, e solo 2 studenti su 1300 l’hanno comunque richiesta). Nel questionario ciascuno doveva indicare quale insegnamento avrebbe scelto (fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti umani) qualora la scuola le programmasse tutte e tre.
I risultati sono stati i seguenti:
11,3 % sceglierebbero Religione Cattolica
88,7% sceglierebbero una materia alternativa
(23,9% Storia delle religioni; 64,8% Diritti umani)
Il Collegio Docenti aveva quindi pienamente recepito le proposte del prof Marani, deliberando la necessità di programmare in anticipo la Materia Alternativa e di offrire agli studenti, in modo esplicito e dettagliato, questo tipo di attività formativa. La cosa però ha fatto infuriare gli insegnanti di religione e i cattolici integralisti all’interno del liceo, i quali tramite una lettera di Don Stefano Pasolini, docente di Religione delle classi coinvolte nel questionario, hanno lamentato all’Ufficio Scolastico Regionale che il prof Marani avrebbe offeso, con quel questionario, il proprio collega di Religione. E’ scattata così l’incredibile sanzione, inaudita e pesantissima. L’ispettrice inviata dall’Ufficio scolastico Regionale, Rosanna Facchini, ha persino diffidato il docente dal fare conoscere agli alunni i risultati dell’indagine. All’accusa già riportata è stata aggiunta quella di avere affisso nelle bacheche della scuola, durante il bombardamento di Gaza, 5 immagini di Handala (il bambino palestinese scalzo e sofferente) dopo averle stampate usando la stampante della scuola.



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Fonte: http://www.uaar.it/news - 30/05/2009

20 maggio 2009

Alunno colpisce al volto un'insegnante nella scuola


Cronaca. La donna, originaria di un comune della Costa d'Amalfi, avrebbe riportato conseguenze al setto nasale e per questo sarebbe stata trasferita presso il pronto soccorso di Castiglione per le cure del caso; il ragazzo dovrebbe essere di Ravello

Amalfi: alunno colpisce al volto un'insegnante nella scuola

Costiera Amalfitana. Non avrebbe gradito il giudizio su una recente interrogazione e durante un colloquio con la professoressa le avrebbe sferrato un colpo al viso.
Sarebbe questa la dinamica del deprecabile episodio verificatosi stamani in una scuola superiore di Amalfi.
Protagonista pare sia stato un ragazzo di Ravello che subito dopo l'intemperanza contro l'insegnante di materie scientifiche, si è mostrato subito pentito e preoccupato.

La donna, originaria di un comune della Costa d'Amalfi, avrebbe riportato conseguenze al setto nasale e per questo sarebbe stata trasferita presso il pronto soccorso di Castiglione per le cure del caso. Sulla vicenda, il preside della scuola, che al momento dell'episodio pare non fosse nell'istituto, sembrerebbe essere intenzionato ad adottare provvedimenti.
"Si tratta di un episodio grave anche se circoscritto", dicono dalla scuola. Ora la vicenda sarà approfondita per stabilire bene i motivi che hanno determinato il gesto del ragazzo


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Fonte: http://www.ilfogliocostadamalfi.it - 20/05/2009

23 aprile 2009

Padre furioso picchia il prof con una chiave inglese


Padre furioso picchia il prof con una chiave inglese

Il figlio di 11 anni, con molti problemi di disciplina, era stato preso per un orecchio dal supplente. Il genitore aveva già denunciato la preside e un'insegnante. Il docente aggredito ne avrà per 8 giorni

Bologna. Ha aspettato che arrivasse a scuola l’insegnante del figlio, è sceso dalla macchina e l’ha colpito ripetutamente con una chiave inglese. Il tutto davanti ad alcuni professori e diversi alunni. E’ accaduto ieri mattina, poco dopo le 8, in una scuola media della città. Sul brutto episodio ora indagano i carabinieri, dopo che la vittima dell’aggressione ha sporto denuncia. Per ricostruire la vicenda, i militari stanno sentendo tutte le parti in causa, compreso ovviamente il padre manesco, indagato (come atto dovuto vista la denuncia) per il reato di lesioni. L’aggressione di ieri è infatti solo l’ultimo tassello di una storia ben più articolata, su cui è ovviamente informata la preside della scuola.

TUTTO nasce dal comportamento non proprio da alunno modello del figlio dell’indagato.
Si tratta di un ragazzino di 11 anni che frequenta la seconda. Fin dall’anno scorso, il suo atteggiamento in classe è descritto dagli insegnanti come disastroso. Strafottente con prof e compagni, disattento durante le lezioni, tanto da creare spesso disturbo a tutti. Per questo viene ripreso quasi quotidianamente, ma lui non cambia atteggiamento. La preside l’ammonisce: «O righi dritto o non vai in gita di fine anno». Lui continua come se nulla fosse e la preside mette in atto la minaccia. A maggio i compagni vanno in gita senza il ragazzino. Quando il padre, bolognese, di professione impiegato, viene a saperlo, non rimprovera il figlio. Tutt’altro. Chiama l’avvocato e, alla ripresa del nuovo anno scolastico (lo scorso autunno), denuncia la preside, che finisce sotto inchiesta e viene anche sentita dalle forze dell’ordine.

SECONDA puntata: due mesi fa il turbolento alunno colpisce con un pugno alla schiena una compagna di classe, dopo una lite scoppiata per motivi banali. Viene chiamata l’ambulanza a scuola, la ragazzina subisce i postumi della botta per i giorni a seguire. Dopo un incontro fra i genitori, si decide di non sporgere denuncia.
Terza puntata: un mese fa la professoressa di tecnica sta facendo lezione e il discolo disturba. Si alza dal posto, passeggia per la classe, non ubbidisce ai richiami. La prof lo manda fuori dall’aula, lo mette seduto su una sedia in corridoio, tenendo la porta aperta per controllarlo. Appena il padre viene informato, scatta una nuova denuncia, stavolta contro la prof di tecnica, che finisce pure lei sotto inchiesta.

E COSI’, in questo clima, arriviamo all’ultimo episodio. Martedì arriva a scuola il supplente di italiano. E’ un giovane laureato al suo primo giorno di supplenza in quella scuola. Nessuno lo mette in guardia dal ragazzino ‘terribile’ che si ritroverà in classe. Comincia la lezione e, puntualmente, il piccolo bullo si mette in mostra: fa domande volutamente provocatorie, cammina per la classe. Il supplente reagisce in modo duro. "Io non sono una femminuccia — urla —, non mi rompere i c...". Poi prende per l’orecchio l’alunno, lo trascinandolo al suo posto. A quel punto il ragazzino si calma e se ne sta buono buono fino al termine delle lezioni. Quando va a casa, racconta tutto al padre.

LA MATTINA dopo, cioè ieri, il genitore porta il figlio a scuola in macchina e attende l’arrivo del supplente. Quando il giovane insegnante arriva, scende dall’auto e l’affronta nel cortile della scuola. In mano ha una chiave inglese, o forse un spranga. Cala l’oggetto metallico ripetutamente sul supplente, che tenta disperatamente di proteggersi con le braccia. Viene colpito più volte al braccio. Diverse persone assistono alla scena, fra insegnanti e alunni. Arriva anche la vicepreside. Il bidello chiama il 118 e i carabinieri. All’arrivo dell’ambulanza e della gazzella dei militari, il genitore si è già allontanato dalla scuola. L’insegnante viene portato all’ospedale e medicato. Ne avrà per otto giorni. Poi viene portato in caserma dove sporge regolare denuncia. Tutta la scuola, intanto, resta sgomenta. Fra le aule e nei corridoi si respira un clima di grande tensione. Ieri non si è svolto l’intervallo e tutti hanno avuto la consegna del silenzio.

di Matteo Alvisi e Gilberto Dondi


***

Oltre al padre 'furioso' in castigo anche il prof

Il supplente delle medie picchiato dal genitore di un ragazzo turbolento ora è indagato insieme all'aggressore: "Aveva preso l'allievo per il collo". La famiglia aveva già denunciato la preside.

BOLOGNA. Tre settimane fa un decreto del Tribunale per i minorenni, facendo seguito a una segnalazione della preside, ha disposto l’affidamento del tredicenne ai servizi sociali. Segno che gli episodi degli ultimi giorni non sono che l’epilogo di una situazione già problematica, all’interno della scuola media cittadina frequentata dal ragazzino.

NEI GUAI, ora, non c’è solo il padre accusato di avere picchiato mercoledì il supplente di italiano, ma lo stesso professore che il giorno precedente avrebbe punito con modi troppo bruschi il ragazzino. «Di certo il supplente non andrà più in quella classe — afferma la dirigente scolastica —. Lui è stato barbaramente aggredito ma egli stesso non si era comportato affatto bene. Era al primo giorno di supplenza della sua vita. Era stato avvertito da più persone della situazione difficile della classe, della presenza di questo ragazzo, ma evidentemente ha perso la pazienza». L’insegnante di italiano non ha però avvertito nessuno di quanto era accaduto durante la lezione. «Io l’ho saputo martedì sera da altri genitori — spiega la preside dell’istituto comprensivo —. Il professore non si era reso conto del suo sbaglio e non ha riferito nulla, né ai colleghi né a me. Quando mi hanno raccontato ho pensato ‘domani vado a scuola’, ma non ho fatto in tempo perché il mattino successivo c’è stata l’aggressione. Che, comunque, non è avvenuta a scuola ma in un cantiere dove il prof era finito per caso sbagliando strada». La dirigente ha avviato un procedimento disciplinare: «In classe c’è già un’altra insegnante. Al supplente, che ho ammonito oralmente e ho trovato piuttosto stravolto, farò un avvertimento scritto e per eventuali ulteriori responsabilità manderò la documentazione all’Ufficio scolastico provinciale». All’avvocato Fabio Chiarini, il padre del tredicenne indisciplinato ha riferito che «i fatti non si sono svolti così come sono stati raccontati». «Non è stato un pestaggio ma una colluttazione da ambo le parti — si è difeso il genitore —. Io e mio figlio, che non andava a scuola, passavamo di lì per caso e mio figlio ha riconosciuto il prof. Abbiamo accostato e lui ha detto: ‘Io vorrei chiarire l’accaduto di ieri’». poi il parapiglia. L’uomo nega di avere utilizzato spranghe o chiavi inglesi nella rissa.

I GENITORI del tredicenne accusano inoltre la scuola, e in particolare la dirigente, di avere discriminato e ‘mobbizzato’ l’alunno per due anni. «Il mio ufficio non è nemmeno nella stessa scuola — afferma la dirigente —. Io l’ho visto due volte l’anno scorso e tre quest’anno. Non so come avrei potuto tenere comportamenti discriminatori. Noi abbiamo sempre cercato di tenere una strategia che gli consentisse di controllare le sue azioni. E’ un ragazzo intelligente, che potrebbe imparare ma il suo comportamento rende difficili le lezioni non solo per lui ma anche per gli altri. Purtroppo i suoi genitori non riconoscono il problema». «Questo non è vero — ribatte l’avvocato Chiarini — perché il padre e la madre sono stati collaborativi e dialoganti, come dimostrano gli incontri con i servizi sociali e prima ancora con la psicologa».

«SEMMAI — sottolinea invece la preside — ho rischiato di discriminare gli altri venti bambini perché per seguire quel ragazzino ho speso soldi che potevano andare su progetti a beneficio di tutti. La discriminazione non l’ho fatta non mandandolo in gita ma prima, quando non l’ho punito come avrei fatto con gli altri ragazzi. Normalmente, si lascia correre quando c’è una documentazione sanitaria che certifica un problema». Il tredicenne non è ancora rientrato in classe: per lui si sta studiando un percorso personalizzato che gli consenta di concludere l’anno scolastico senza che sorgano altri problemi. Ma per farlo occorrerà il consenso di tutti, a cominciare dalla famiglia.



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Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com - 23 e 24 aprile 2009

9 aprile 2009

Un genitore picchia il prof a Brescia


Un genitore picchia il prof al Golgi di Brescia

Si è conclusa con un pugno in faccia sferrato dal padre di un’allieva di quinta sul volto di un insegnante una discussione nel consiglio di una classe quinta dell’Itc Camillo Golgi di via Rodi a Brescia.
Il tutto per un compito in classe, una simulazione della prova dell’esame di maturità, i cui contenuti non erano piaciuti agli studenti perché chiedevano conto - pare - di argomenti del programma che non erano stati adeguatamente trattati durante l'anno. La questione ha provocato prima un’accesa discussione in aula, durante la quale il docente avrebbe anche tirato un calcio a un banco, e poi la reazione sconsiderata del genitore.
L'insegnate si è prima recato al pronto soccorso della Poliambulanza, dove i medici l’hanno giudicato guaribile in sei giorni. Poi è andato dai carabinieri dove ha sporto denuncia per lesioni, ingiurie e minacce. Nella denuncia si legge che un’alunna avrebbe minacciato il prof davanti a tutta la classe durante la discussione avvenuta in aula: "Mando mio papà che ti spacca la faccia". Cosa puntualmente verificatasi qualche giorno dopo durante il consiglio del quale fa parte anche il genitore.
La rappresentanza sindacale del Golgi ha espresso solidarietà al prof : "L’aggressione, avvenuta a scuola, durante un consiglio di classe, da parte di un genitore non può avere attenuanti", si legge in una nota. "Anzi riflette il clima sociale impazzito che da tempo ci troviamo a fronteggiare. Occorre reagire con iniziative tempestive ed efficaci, esistono delle procedure per regolare i conflitti e per mettere chi ha danneggiato la tranquillità del nostro lavoro di fronte alle sue ovvie responsabilità".


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Fonte: www.quibrescia.it - 09/04/2009

5 aprile 2009

Criticano prof su Facebook: sospesi


Criticano prof su Facebook: sospesi

Nei guai ragazzini delle medie a Pavia

Alcuni studenti di una terza media di Pavia sono stati sospesi per aver criticato una loro insegnante su Facebook. I ragazzi hanno prima creato un gruppo sul social network, inserendo anche alcune foto della loro docente; quindi hanno riportato i loro giudizi. Affermazioni che, secondo i responsabili della scuola, mettono in discussione anche la professionalità dell'insegnante, e per questo è scattata la sospensione.Non appena il preside della scuola media di Pavia ha deciso di sospendere alcuni allievi di una terza classe per le diffamazioni comparse su Facebook ai danni di una loro insegnante, gli autori hanno immediatamente cancellato il gruppo di discussione incriminato apparso sul social network. La direzione della scuola non ha voluto rilasciare commenti sui provvedimenti presi, ma non ha nemmeno escluso che la sospensione possa comportare un cinque in condotta, con il rischio quindi di una bocciatura per i ragazzi. Nei giorni scorsi sulle pagine di Facebook erano comparse frasi diffamatorie e apprezzamenti di dubbio gusto su un'insegnante, di cui erano stati pubblicati sia il nome sia alcune foto. Tra i commenti apparsi sul sito, anche affermazioni che mettevano in dubbio le competenze professionali dell'insegnante. "Durante le sue lezioni io non faccio niente", ha scritto con candore uno degli allievi, ignorando le conseguenze di una simile confessione.



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Fonte: /www.tgcom.mediaset.it - 05/04/2009

3 aprile 2009

Terni, insegnante preso a bastonate in cortile scuola


Terni, insegnante preso a bastonate in cortile scuola

Il preside: ''Il docente, che insegna ai corsi di post qualifica di informatica 3D, non fa nessuna prova agli studenti, con cui tra l'altro ha un buonissimo rapporto, perchè non gli compete mettere voti, quindi non siamo in grado di fare nessuna ipotesi''

Terni, 3 apr. - (Adnkronos) - Un insegnante di 33 anni e' stato aggredito a bastonate questo pomeriggio verso le 14.40 nel cortile dell'istituto professionale 'Casagrande' di Terni. Secondo il racconto della vittima, un uomo con il volto coperto, che era nascosto dietro una colonna del cortile della scuola, lo ha colpito ripetutamente con un bastone, poi si e' dileguato.

''Il docente che insegna ai corsi di post qualifica di informatica 3D non fa nessuna prova agli studenti, con cui tra l'altro ha un buonissimo rapporto, perche' non gli compete mettere voti, e quindi non siamo in grado di fare nessuna ipotesi'', spiega all'ADNKRONOS il preside dell'Istituto, Giuseppe Metastasio.

A quell'ora, aggiunge, ''non ci sono molte persone nel cortile visto che i corsi della mattina terminano alle 13.40 mentre quelli del pomeriggio riprendono alle 15''. Dopo l'aggressione il docente e' entrato nella scuola dove e' stato soccorso da una collaboratrice scolastica che ha immediatamente avvisato il preside, la polizia e il 118. Ora e' ricoverato all'ospedale di Terni.


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Fonte: http://www.adnkronos.com - 03/04/2009

28 marzo 2009

Adesso gl'insegnanti hanno paura degli studenti

Milano, adesso gl'insegnanti hanno paura degli studenti

A SCUOLA S’IMPARA A DIVENTARE BALORDI

Prof minacciati e pestati, gli alunni stranieri “padroni” delle aule

”La causa del clima di disprezzo e intimidazione? E' colpa nostra”
di Giulio Ferrari. Milàn – “Non mandate nelle scuole statali i vostri figli: i ragazzi ne usciranno dei balordi e le ragazze delle prostitute”. E’ un appello sconcertante quello lanciato, attraverso il Padano.com da alcuni insegnanti delle medie superiori milanesi. Hanno paura, ma non ne possono più: se non fosse perché “senza stipendio non si campa” lascerebbero subito la scuola, dove oggi non possono esercitare con dignità la loro missione educatrice.

UN INFERNO.“Viviamo in un clima di disprezzo e intimidazione – raccontano -, abbiamo il terrore di venire aggrediti, a scuola ma anche e soprattutto per strada, sotto casa. Abbiamo paura anche per i nostri cari: non sono mancati persino episodi di figli d’insegnanti picchiati da chi voleva vendicarsi d'un brutto voto o di un rimprovero. E poi le scritte sui muri, i vandalismi alle abitazioni e alle auto, le telefonate notturne… E’ un inferno”.

SENSO DELL’AUTORITA’. Sono prof, ma anche maestri e maestre, sull’orlo di una crisi di nervi quelli che denunciano l’impossibilità di insegnare nella scuola democratica e multirazziale. “Oggi si è smarrito del tutto – ammettono - il senso dell’autorità e c’è chi, forse, a questo principio è del tutto refrattario, come gli allievi nordafricani o figli di nordafricani… per loro se non ti sai imporre con la forza non vali niente”.

CULTURA DEL DIALOGO. Così gli insegnanti, educati alla “cultura del dialogo” vanno in tilt. In alcune scuole milanesi si è pensato addirittura di allestire un servizio di sostegno per “professori abusati”. All'istituto tecnico professionale Ferraris Pacinotti, dove si sono verificati diversi episodi di violenta ribellione, una psicologa dell’Asl assiste gli insegnanti vittime della perfidia degli studenti.

LETTINO DELLO PSICOLOGO. Dal lettino dello psicolo alla barella del pronto soccorso il tragitto è breve, e non lo percorrono solo gli insegnanti lombardi. Negli ultimi tempi dalla categoria arriva un bollettino di guerra, con feriti e persino morti, come nel caso di un insegnante di musica perseguitato da studenti e stroncato dall’infarto. Da rilevare che, nella maggior parte dei casi, le violenze ai danni di insegnanti sono compiute da allievi extracomunitari. La settimana scorsa un professore 50enne di un istituto superiore di Reggio Emilia, l’Alberto Simonini, è stato aggredito da quattro studenti sedicenni figli di stranieri. I giovani hanno "punito" il professore che voleva proibire loro di fumare a scuola: uno di loro gli ha sputato in faccia e lo ha preso a pugni. La preside ha chiamato la polizia ma la vittima non ha voluto sporgere denuncia.

TI FACCIAMO A PEZZI. Un paio di settimane prima, il 5 febbraio, a Torino tre studenti nordafricani hanno compiuto addirittura una spedizione punitiva contro un insegnante che aveva osato sospendere un loro amico. La vittima si chiama Pietro Mastrota: i delinquentelli stranieri lo hanno aggredito in un corridoio colpendolo con calci e pugni. Prima di ansarsene, terminato il “trattamento”, gli hanno detto: “Sappiamo dove abiti, ti facciamo a pezzi, figlio di puttana”. E già con quel pestaggio ci sono andati vicino: “A momenti mi ammazzavano”, ha dichiarato l’insegnante ai carabinieri.

SITUAZIONE INSOSTENIBILE. Episodi-fotocopia di tanti altri che accadono quotidianamente in diverse scuole padane. “In molti casi la situazione è insostenibile”, commentano gli insegnanti che ammettono anche le responsabilità della classe docente: “Molti di noi hanno predicato parole d’ordine sessantottine di ribellione ad ogni autorità, in tanti hanno scambiato l’insegnamento per una sistematica opera di demolizione dei valori su cui si regge una società ordinata, troppi si sono comportati come se gli stranieri fossero i padroni di casa: adesso tutta la scuola ne sta pagando il prezzo”.


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Fonte: http://www.ilpadano.com - 28/03/2009

23 marzo 2009

Un bambino di nove anni manda la maestra all'ospedale


Centocelle, un bambino di nove anni manda la maestra all'ospedale
Il direttore della scuola: «Rispetto per il bambino»

ROMA - Un bimbo di una scuola elementare ha colpito al torace con un pugno la sua maestra, che è dovuta ricorrere alle cure del 118 e dei medici dell’ospedale Vannini di Roma. L’episodio è avvenuto durante la ricreazione nella scuola Renzo Pezzani, nel quartiere romano di Centocelle. La maestra è stata soccorsa immediatamente dal 118 e portata in codice verde in ospedale, con difficoltà respiratorie e una forte contusione al petto. Dopo pochi minuti, come si apprende da fonti sanitarie, si è ripresa, ma sarebbe ancora sotto choc . Lo riferisce l'avvocato della donna, Gianluca Arrighi, che precisa che il bambino «violento, già in passato aveva dato in escandescenze».


SOSTEGNO - Secondo quanto ha raccontato la maestra al suo avvocato il bambino, che di solito è seguito da un insegnante di sostegno, si stava scagliando contro una sua compagna di scuola, rovesciandole un banco sulla testa dopo che era caduta per terra. Quando la donna è intervenuta per difendere la bambina, facendo da scudo, l'allievo ha colpito la maestra con una raffica di pugni molto forti allo sterno.

INCHIESTA - L'avvocato della donna chiede un'inchiesta interna. «Accerteremo il responsabile di quello che è accaduto, a partire dalla scuola, e chiederemo che venga avviata un'inchiesta interna. L'insegnante di sostegno non c'era in quel momento, probabilmente perchè si divide tra quattro bambini, ed è intervenuta in un secondo momento. Gli stessi genitori hanno capito il problema e hanno chiesto l'insegnante di sostegno. Il problema è della scuola che deve tutelare l'incolumità degli alunni, degli insegnanti e del bambino stesso che naturalmente non ha colpa». La maestra, ha dichiarato l'avvocato Arrighi, «è ancora molto spaventata, anche perchè a Roma è sola, dato che il marito, un ufficiale dell'esercito, è fuori città. Comunque già oggi sarà dimessa dall'ospedale».

TUTELARE IL BAMBINO - «Tutelare il bambino e gli operatori scolastici che ogni giorno con competenza e passione lavorano per assicurare l'integrazione di ogni bambino». Così il direttore scolastico della scuola Renzo Pezzani commenta l'episodio accaduto stamani nell'istituto dove un alunno di nove anni ha dato un pugno ad un insegnante. «L'alunno in modo repentino ed improvviso ha colpito l'insegnante che ha ritenuto opportuno chiamare il 118 per farsi visitare» spiega il direttore scolastico, «precisiamo che tutto il personale della scuola in quel momento era sul posto di lavoro e che l'insegnante di classe stava svolgendo il suo servizio». In quanto al bambino, il dirigente ha ha invitato i media al rispetto. «La situazione dell'alunno è conosciuta e affrontata sistematicamente dalla scuola e dai servizi territoriali sin dalla scuola dell'infanzia. Invitiamo i giornalisti a mettere in atto forme di rispetto per l'alunno e la famiglia e per gli operatori scolastici che ogni giorno con competenza e passione lavorano per assicurare l'integrazione di ogni bambino».


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Fonte: http://www.corriere.it - 23/03/2009

22 marzo 2009

Studente sputa a un professore e lo picchia per una sigaretta


Studente sputa a un professore e lo picchia per una sigaretta

E' accaduto al centro di addestramento 'Simonini'. L'insegnante aveva ripreso il ragazzo per una sigaretta accesa, il giovane lo ha aggredito. La vicenda è stata resa nota dalla Polizia ma il docente non ha sporto denuncia

Reggio Emilia, 22 marzo 2009. Uno sputo e un cazzotto in pieno viso. Risultato? Nessuna denuncia. Fin qui può sembrare tutto “normale”, una lite ricomposta senza il bisogno di avvocati e tribunali, ma, come vedremo, in questa storia non c’è nulla di normale. «E non è nemmeno una storia di bullismo: questa si chiama delinquenza. Punto», il commento del primo dirigente dell’Anticrimine, Cesare Capocasa, che ha raccontato la storia.

È PIÙ O MENO l’ora di ricreazione, l’altro giorno, in una scuola della città: il centro di addestramento professionale “Alberto Simonini”, una struttura in zona Buco del Signore, pagata coi soldi della Provincia che rilascia diplomi professionali per elettricisti e idraulici dopo corsi teorico-pratici.

DAI BANCHI di una classe mancano in quattro: uno è maggiorenne ed era stato sospeso, gli altri tre, minorenni fra i 16 e i 17 anni, avevano bigiato le lezioni. Sono amici, formano una “cricca”, sono della stessa origine. Evidentemente affezionati alla scuola, i quattro tornano ugualmente presso l’istituto. Forse a mo’ di sfida o forse, più semplicemente, andare a fare ricreazione assieme agli altri compagni.

«IL PIÙ GRANDE entra a scuola, va alla macchinetta automatica delle vivande», continua Capocasa: dietro di lui il codazzo degli altri tre. Prende le monete, le mette nella fessura, ma il distributore s’inceppa. «I tentativi di farsi ridare i soldi non vanno a buon fine — continua — e così decide di buttarlo a terra vandalizzandolo».
Il fracasso e le risate complici della combriccola, non passano certamente inascoltate. Professori vanno a vedere cosa stia succedendo e «dalla presidenza parte la telefonata al 113 e una volante si porta sul posto». Il responsabile ammette tutto. In quegli istanti, però, avviene il fatto più grave. «Uno dei minorenni s’accende una sigaretta dentro l’istituto — spiega Capocasa — e prontamente viene ripreso da un professore che lo invita a spegnerla».

«DI TUTTA risposta il ragazzo sputa in faccia al docente e gli dà un pugno in faccia — spiega il primo dirigente della questura — È stato segnalato alla Procura dei Minori di Bologna». Ma nessuna denuncia: il professore non vuole farla. «Parliamo tanto di bullismo e violenza a scuola, ma poi accadono atti come questi. Bisogna che tutti, professori compresi, facciano la loro parte», conclude Capocasa. Essere un educatore, del resto, non significa solamente interrogare e dare un voto. Significa anche dare un indirizzo di vita: e quello della violenza impunita non può essere una strada accettabile.

di Luca Degl'innocenti


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Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com - 22/03/2009

17 marzo 2009

"Mi molesta". E il padre assale il prof


Pugni e calci a un docente della D´Acquisto La preside: "Storia inventata"

"Mi molesta". E il padre assale il prof

La studentessa ha 15 anni e frequenta la seconda. Sei giorni di prognosi per l´insegnante

Salvo Intravaia

Racconta al padre di essere stata offesa e molestata dal prof e il genitore manda l´insegnante all´ospedale. È accaduto ieri mattina alla scuola media D´Acquisto di largo Cavalieri di Malta, ma secondo la prima ricostruzione effettuata dalla preside dell´istituto, il docente sarebbe innocente: quella delle molestie «sarebbe di una storia completamente inventata dalla ragazza». Fatto sta che Francesco F. , 56 anni, docente di Educazione artistica della D´Acquisto se l´è vista davvero brutta: se non fossero intervenuti i colleghi e la polizia gli sarebbe finita peggio.
Maria (nome di fantasia), 15 anni, dopo diverse bocciature frequenta ancora la seconda media nel popolare quartiere Castellammare, a due passi dalla Cala. Lo scorso anno, chiede di essere trasferita di classe «perché i professori ce l´avevano con lei» e viene accontentata. Qualche giorno fa, aveva raccontato alla madre di essere stata apostrofata dal professore di Educazione artistica con frasi dall´esplicito contenuto sessuale e «di essere stata anche palpeggiata».
Secondo la versione della ragazzina, l´insegnante avrebbe rivolto le sue attenzioni non soltanto a lei ma anche ad una compagna di classe. Per questa ragione ieri mattina la madre aveva chiesto di parlare con il docente che verso le 13 l´aveva ricevuta. Dopo il colloquio, in presenza della stessa ragazzina, l´insegnante credeva di avere risolto il problema: «Mi sembrava - spiega il docente, che nega ogni addebito - di avere chiarito tutto con la madre che mi sembrava convinta. Ma evidentemente la bambina non era contenta di come si era conclusa la vicenda». Durante la discussione, il professore aveva detto alla madre che la ragazzina «era una bugiarda», chiamando in causa la classe e l´altra ragazzina che sarebbe stata molestata.
Uscite dalla scuola, mamma e figlia si incontrano con il padre, che fino a quel momento era rimasto all´oscuro di tutto, e lo informano dell´accaduto. Il genitore va su tutte le furie e non ci pensa due volte a ritornare a scuola. «Prima ha inveito contro di me - racconta il docente - e subito dopo mi ha colpito con calci e pugni». Il tutto davanti ai colleghi e ai bidelli che sono intervenuti per evitare il peggio. Ma ormai il prof le aveva prese: graffi, escoriazioni e lividi in diverse parti del corpo.
L´intervento della polizia mette fine all´aggressione mentre un´ambulanza conduce l´insegnante al pronto soccorso dell´ospedale Buccheri La Ferla. «Si tratta di un episodio particolarmente grave - dice la preside, Rosa Sinagra - perché la storia delle molestie è stata completamente inventata dalla ragazza. La compagna che secondo il racconto dell´alunna - continua il capo d´istituto - sarebbe stata anch´essa molestata ha negato tutto». Il prof è stato dichiarato guaribile in 6 giorni.


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Fonte: http://espresso.repubblica.it - 17/03/2009

5 marzo 2009

Insegnante aggredito da padre di alunna


Insegnante aggredito da padre di alunna

Enna - A Barrafranca, nell’ennese, un insegnante di lettere della scuola media “Verga” è stato picchiato dal padre di una sua alunna. L’aggressione è avvenuta dopo il ricevimento, durante il quale era stata comunicata alla madre lo scarso rendimento della ragazza. Il docente, raggiunto sotto la propria abitazione, è stato preso a pugni e calci.


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Fonte: www.italynews.it - 05/03/2009

SICILIA/SCUOLA: SUA FIGLIA VA MALE, INSEGNANTE PICCHIATO DA GENITORE

(ASCA-VIVIENNA) - Enna, 5 mar - Avere dichiarato che la figlia aveva un rendimento scolastico inferiore alle sue possibilita', ad un insegnante sono costati un'aggressione fisica e la minaccia che il padre gli avrebbe fatto saltare l'auto. E' successo a Barrafranca, nell'ennese, dove un insegnante di lettere, D.L.V., della scuola media ''Verga'', nel corso dell'incontro con i genitori, aveva dichiarato alla madre che la figlia non rendeva al meglio, ha avuto la sgradita sorpresa, di trovarsi, sotto casa, il genitore che prima lo ha colpito a pugni, schiaffi e calci, con madre e figlia ad assistere all'aggressione, e quindi la minaccia di fargli saltare in aria la macchina. L'insegnante, subita l'aggressione e le minacce, si e' fatto medicare presso la guardia medica, si e' quindi recato presso la locale stazione dei Carabinieri per denunciare il grave episodio.


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Fonte: www.asca.it - 05/03/2009

4 marzo 2009

Vandali assaltano una scuola media


Vandali assaltano la sms "Pirandello"

Domenica notte sono stati danneggiati alcune vetrate e mobili Vandali scatenati alla Pirandello nella notte tra domenica e ieri. Durante l'assalto alla scuola media che si trova a Paolo VI sono stati danneggiati alcune vetrate e parte del mobilio di una classe.
Ad accorgersi della incursione notturna è stato il personale della scuola ieri mattina all'apertura del plesso. Gli agenti della Polizia di Stato intervenuti per la constatazione di danneggiamento hanno ricostruito i movimenti degli ignoti che hanno fatto irruzione nella struttura e raggiunto una delle aule.
Qui i malviventi hanno rotto tre vetri danneggiando anche alcuni degli arredi e dei cartelloni posti all'esterno dell'aula. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia Scientifica per i rilievi. Stando a quanto si è appreso l'attività scolastica nella giornata di ieri si è svolta regolarmente. Gli investigatori ieri mattina hanno raccolto elementi utili per le indagini. Non è da escludere che la banda abbia lasciato delle tracce
di scarpe o impronte utili alle indagini. La lì si potrebbero sviluppare utili elementi per il riconoscimento degli autori che rischiano, se si tratta di studenti, oltre alla sospensione, la denuncia penale.
Non è certo la prima volta che scuole di Paolo VI sono prese di mira dai vandali. Tra le ipotesi investigative c'è la pista che porta a persone interessate a gestire la guardiania del plesso. Una ipotesi questa che al momento non può esclude la pista che porta a studenti vandali. (g.s.)


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Fonte: http://www.corgiorno.it - 03/03/2009

2 marzo 2009

Bambini incendiano scuola: una denuncia


E' successo nell'Istituto 'Esseneto

Agrigento, bambini incendiano scuola: una denuncia

Protagonista del gesto un ragazzino di 14 anni accompagnato da due complici in erba

Palermo, 2 mar. - (Adnkronos) - Un ragazzino di 14 anni e' stato denunciato dalla polizia ad Agrigento con l'accusa di aver incendiato, insieme con due complici in erba, la scuola materna 'Esseneto'.

L'asilo e' chiuso da alcuni mesi per lavori di ristrutturazione. I tre piccoli bulli dopo avere messo insieme diverse cartacce e arredi hanno appiccato il fuoco. Adesso sono in corso le ricerche degli altri due complici che avrebbero tra i 10 e gli 11 anni.


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Fonte: www.adnkronos.com - 02/03/2009

26 febbraio 2009

Prende a calci l’insegnante


Prende a calci l’insegnante

Il bambino frequenta le elementari. I genitori di altri alunni, allarmati, hanno chiesto aiuto ai servizi sociali, alla scuola, a chiunque può dare una mano in questa situazione di evidente disagio del minore, senza ottenere risposte

Montegranaro (Fermo), 26 febbraio 2009 - Un alunno intemperante, spesso ingestibile anche per l’insegnante che l’altro giorno ha finito per farne le spese: un paio di calci ben assestati dal turbolento scolaro e la maestra è finita al Pronto Soccorso (con lesioni giudicate guaribili in pochi giorni).

L’episodio, increscioso e preoccupante, è accaduto un paio di giorni fa, in una classe della scuola elementare. Sono alcuni genitori a segnalarlo, chiaramente preoccupati e per più motivi: "Noi vorremmo che chi di dovere intervenisse in una situazione di oggettiva difficoltà che non nasce certo con questo ultimo episodio".

Dietro a questo fatto c’è la storia difficile di un bambino, extracomunitario (ma che conta?) e di una famiglia che vive una vita non facile. Non è la prima volta che questo alunno fin troppo vivace crea problemi all’interno della scuola e della classe, rendendo complicate le ore di lavoro e, come è accaduto l’altro giorno, rendendosi protagonista di episodi discutibili con atteggiamenti difficili da gestire. Alcuni genitori di suoi compagni di scuola hanno chiesto aiuto ai servizi sociali, alla scuola, a chiunque può dare una mano in questa situazione di evidente disagio del minore, senza ottenere risposte.

"Vogliamo sollevare questo problema affinché si trovi una soluzione per aiutare il bambino quando si trova a scuola, perché venga prevista una figura di assistente che gli stia vicino, lo controlli e lo guidi nelle ore scolastiche. Magari, anche qualcuno da affiancargli quando sta in famiglia. Un intervento che aiuti questo bambino". L’appello è lanciato. Qualcuno risponda.



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Fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com - 26/02/2009

21 febbraio 2009

Tredicenne con forbici minaccia insegnanti e compagni: vi sgozzo tutti


Tredicenne con forbici minaccia insegnanti e compagni: vi sgozzo tutti

Uno studente di 13 anni che per una divergenza con una insegnante ha rotto il vetro di una finestra dell'aula, poi, con un paio di forbici ha minacciato alunni, professori e bidelli, urlando «Vi sgozzo tutti».

È accaduto giovedì scorso in una scuola media della provincia di Massa Carrara. I genitori dei compagni di classe del ragazzo hanno deciso di non mandare più i figli a scuola. La vicenda è riportata sui quotidiani locali. Un compagno del tredicenne, per lo spavento, è stato portato dalla madre al pronto soccorso sotto choc. I genitori hanno scritto una lettera al provveditorato e al preside, spiegando che non manderanno più i figli a scuola «fino a quando il ragazzo autore degli episodi di violenza, che si ripetono da ormai due anni, non verrà allontanato dall'istituto». I problemi con l'alunno, aggiungono, erano cominciati l'anno passato, quando la madre aveva revocato il consenso ad avvalersi dell'operatore socio educativo che seguiva l'alunno fin dalle elementari. La polizia sta indagando sulla vicenda.


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Fonte: http://www.ilmessaggero.it - 21/02/2009

Colla sulla sedia di una prof

Colla sulla sedia di una prof alla Filippo Re
Finirà in consiglio comunale una vicenda avvenuto all’istituto superiore «Filippo Re».

L’avvocato Marco Fornaciari, che in Municipio rappresenta il movimento «Italia dei Valori», ha infatti ricevuto l’incarico di informare tramite un’interpellanza il consiglio comunale su quanto avvenuto a scuola, pochi giorni fa.
Secondo quanto raccontato dai docenti, infatti, in una classe dell’istituto, una professoressa è stata vittima di uno scherzo da parte di un gruppo di alunni, che hanno pensato di ricoprire di colla la sedia della cattedra, riservata all’insegnante, appena prima del suo arrivo. Una volta terminata la lezione, la professoressa si è ritrovata completamente attaccata alla sedia, e, di fronte alle risate di scherno degli alunni, ha dovuto faticare non poco per rialzarsi.
In seguito alla pesante bravata, gli insegnanti hanno deciso di convocare un consiglio di classe, che prevedesse anche la presenza dei genitori degli alunni.
Nel corso del confronto, i professori hanno illustrato l’episodio e altri atteggiamenti un po’ troppo vivaci da parte degli alunni. I genitori, dal canto loro, anziché prendere atto del comportamento dei giovani e condannare il pesante scherzo ai danni della professoressa, hanno preso le difese dei figli.
«Voi professori non avete abbastanza polso per poter badare ai nostri figli - hanno detto, di fronte ai docenti allibiti - e vi comportate in questo modo perché avete paura che i ragazzi vi taglino le gomme della macchina».


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Fonte: http://gazzettadireggio.gelocal.it - 21/02/2009

19 febbraio 2009

Mette hashish nella tisana della prof


Mette hashish nella tisana della prof

Denunciato l6enne della media Fiti di Laives: «Non mi ha difeso e le ho fatto un dispetto» L'insegnante è corsa al pronto soccorso. Il preside Endrighi: «Sospeso per dieci giorni»

di Massimiliano Bona

BOLZANO. Voleva vendicarsi della professoressa di educazione artistica, che l'anno scorso non aveva preso le sue difese dopo un'accesa lite con un compagno, e allora ha deciso di mettergli un mozzicone contenente hashish e marijuana nella tisana. L'insegnante, una 47enne di Laives, l'ha bevuta e non si è accorta di nulla. Ha scoperto tutto il giorno dopo, grazie alle confidenze di alcuni alunni: ha sporto denuncia ai carabinieri e, allarmata, ha fatto le analisi del caso all'ospedale. Il ragazzino, 16 anni, è stato sospeso 10 giorni.

Il giovane tunisino, che vive in una comunità alloggio per minori a Bolzano, è un pluri-ripetente, noto a docenti e alunni della «Filzi» di Laives per una serie di piccoli furti. Era già stato segnalato ai carabinieri della stazione della Bassa Atesina per la sparizione di alcuni telefonini e Mp3, ma la refurtiva è stata solo parzialmente ritrovata. Gli stessi insegnanti sapevano di doverlo tenere d'occhio, perchè è considerato un ragazzo «problematico», ma nessuno si aspettava che arrivasse a tanto.
Lunedì 9 febbraio diirante una lezione di educazione artistica ha pensato di mettere in pratica un piano che aveva pensato e ripensato per giorni. Ha atteso solamente che la «prof» si allontanasse dalla classe e poi ha deciso di entrare in azione. Il thermos, che l'insegnante solitamente porta da casa, era appoggiato vicino alla cattedra. Il teenager tunisino ha tirato fuori il mozzicone che aveva in tasca. Conteneva hashish e marijuana. Ha versato la droga nella tisana e si è dileguato rapidamente. Pare che qualche compagno abbia assistito alla «bravata», ma ha preferito non dire nulla. La professoressa, ignara di tutto, ha bevuto l'intero contenuto del thermos. II giorno dopo un paio di alunni, nel corso di una chiacchierata informale, hanno vuotato il sacco e informato la docente di quanto era successo il giorno prima.
Quest'ultima, comprensibilmente allarmata, si è recata alla caserma dei carabinieri di Laives assieme al preside dell'Istituto comprensivo Luigino Endrighi per sporgere denuncia. «La professoressa - spiega il luogotentente Vincenzo Cipriani - era un po' agitata ed abbiamo cercato di rassicurarla». La donna si è precipitata al San Maurizio per le analisi del caso, ma l'in-gerimento della tisana - per fortuna - non ha avuto alcuna conseguenza per la sua salute. Lo stesso preside Endrighi ha confermato ai carabinieri che si trattava di un giovane problematico. «È stato sospeso - ha spiegato il dirigente scolastico ai militari dell'Arma - fino al 20 febbraio».
Dopo aver raccolto la denuncia i carabinieri sono andati a prendere il giovane a scuola e lo hanno interrogato a lungo. Il ragazzo tunisino non si è fatto pregare ed ha spiegato il motivo dì quel gesto. «Ci ha detto che voleva fare un dispetto alla prof, colpevole a suo dire di non averlo difeso l'anno prima dopo un diverbio con un compagno, che lo aveva insultato. Il ragazzo ha aggiunto inoltre di aver trovare quel mozzicone per strada». I carabinieri hanno perquisito, quindi, la comunità alloggio nella quale risiede il giovane, a Bokano, e hanno inviato il thermos al laboratorio dell'Arma, alla «Guelfa» di Laives. E i tecnici del Las hanno confermato la
presenza di stupefacenti. Il giovane, ora, è stato segnalato alla Procura dei minori e denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti, violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.


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Fonte: Alto Adige 19/02/2009

18 febbraio 2009

Siamo spaventati. Anche dalle minacce di tanti genitori


SCUOLE DI FRONTIERA

Lo sfogo di una prof: "Sì, siamo spaventati Anche dalle minacce di tanti genitori"

"Dobbiamo sempre cercare di essere inattaccabili - spiega l'insegnante - Cerchiamo la collaborazione con le famiglie, ma non sempre la troviamo"


MILANO, 18 FEBBRAIO 2009 - "Qui prima che insegnanti bisogna essere educatori. E non è facile. Ma alla fine, nonostante i problemi, nonostante la fatica, si scopre che ne valeva la pena. Quando porti questi ragazzi a un diploma, è una bella soddisfazione». A parlare è la professoressa Emanuela Piazza, docente di matematica in un istituto professionale della periferia nord-ovest di Milano: zona di frontiera.

Professoressa, lei insegna in questa scuola da 17 anni: una scelta?
«Diciamo che ormai, con la mia anzianità, potrei farmi trasferire, ma non l’ho mai fatto. Sono contenta di lavorare qui, anche se è molto faticoso».

Cominciamo dal rapporto con le famiglie: difficili?
«Non semplici. Noi cerchiamo la collaborazione, ma non sempre la troviamo. A volte i genitori sono troppo impegnati sul lavoro. Spesso non c’è una vera e propria famiglia: c’è un solo genitore. Insomma, il problema è che in moltissimi casi l’iniziativa la dobbiamo prendere noi, perché la famiglia non si muove per prima».

E’ di pochi giorni fa il caso di una madre che ha picchiato l’insegnante della figlia...
«Casi del genere da noi non ne sono successi, ma lo posso immaginare. Diciamo che da noi non sono passati a vie di fatto, ma episodi di proteste, anche molto plateali, con qualche minaccia, ci sono stati».

Minacce?
«A volte minacciano di denunciarci, di presentare ricorsi in Provveditorato, ma poi non succede nulla. Anche perché noi stiamo sempre attenti ad essere inattaccabili sul piano formale».

E gli stranieri?
«Per la maggior parte sono cinesi e sudamericani. La cosa più difficile è tenere i rapporti con i cinesi: per una questione di lingua e perché si interessano poco ai problemi scolastici. I sudamericani invece tengono molto alla scuola e cercano di seguire i figli».

E allora veniamo ai ragazzi e al loro rapporto con la scuola.
«Anche questo non sempre è facile. Molti, come dicevo, vengono da situazioni familiari difficili. Noi non ci possiamo certo sostituire alla famiglia, ma spesso finiamo per diventare un po’ i loro confidenti. Poi, se ci sono problemi particolari, se serve un consiglio di un certo tipo, li mettiamo in contatto con lo psicologo dello “sportello” istituito proprio per questo scopo nella nostra scuola. Il vantaggio dello psicologo nei nostri confronti è che lui non è un “valutatore” come noi. Quindi con lui per i ragazzi è più facile aprirsi, raccontare».

Anche con gli studenti nessun problema di violenza?
«Che io ricordi no. Qualche minaccia, sicuramente. Qualche macchina rigata con un chiodo, anche se poi non possiamo essere certi che siano stati i ragazzi, ma niente di più. Io abito nel quartiere dove ha sede la scuola. Tutti sanno benissimo dove sto, ma non mi è mai successo niente».

E la droga?
«Dentro a scuola direi proprio di no. Però a volte, all’intervallo, qualche strano movimento vicino ai cancelli lo abbiamo visto e siamo intervenuti. Bisogna difendersi dallo spaccio fuori dalla scuola. Poi però non è che possiamo vigilare su ogni minuto della giornata dei nostri studenti...».

E finite per perderne per strada proprio per la droga...
«Succede. Capita anche che ci siano ragazzini di prima che, alla classica domanda su cosa vorranno fare da grandi, rispondono: “Voglio spacciare, così faccio un sacco di soldi”. E purtroppo spesso ci riescono».

di Giorgio Guaiti



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Fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com - 18/02/2009

17 febbraio 2009

Studente di 13 anni accoltella alla schiena in classe il professore


L'autore del gesto è stato denunciato dalla polizia per lesioni aggravate

Chioggia: studente di 13 anni accoltella alla schiena in classe il professore

L'insegnante di musica della «Silvio Pellico», Fabio Paggioro, 36 anni, è ricoverato in ospedale


CHIOGGIA (VENEZIA) - Ha rischiato la vita. Un alunno di 13 anni ha pugnalato a Chioggia il suo professore di musica in classe durante la lezione di musica, conficcandogli un coltello da cucina nella schiena. L'insegnante, Fabio Paggioro, 36 anni, di Adria, è ricoverato in ospedale, mentre lo studente è stato denunciato dalla polizia per lesioni aggravate. Secondo le prime indagini, sembra che il ragazzino, nell'ambito scolastico, avesse rapporti tesi con l'insegnante.

IL FATTO - Il gesto, improvviso e «premeditato» visto che il ragazzo si sarebbe portato il coltello da casa, è avvenuto lunedì pomeriggio nella scuola media «Silvio Pellico» di Chioggia. Tutto è successo durante la lezione individuale pomeridiana di violino. C'erano dunque solo loro due in classe quando alle 18 di lunedì il ragazzino ha improvvisamente sferrato il colpo alla schiena dell'insegnante. Il professor Paggioro è corso nell'aula a fianco, dove un suo collega stava tenendo una lezione individuale di pianoforte ad un'allieva, e si è fatto aiutare ad estrarre il coltello mentre veniva chiamata un'ambulanza. Subito dopo il ragazzino è corso via.

I PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI - «Una vicenda allucinante, che avvilisce moltissimo» è questo il commento della dirigente dell'Ufficio scolastico regionale del Veneto Carmela Palumbo. «In questo caso non c'entrano nè il bullismo, nè situazioni degradate, dato che si tratta di una scuola media a indirizzo musicale con un'offerta formativa particolarmente importante. Insomma il massimo che si può desiderare dalla scuola», afferma Carmela Palumbo, che ha inviato un ispettore per dare supporto a preside e professori sulle decisioni da prendere. «Un gesto impensabile e imprevedibile - dice dopo aver parlato a lungo con la preside -. In questo caso non c'è davvero nulla che la scuola non abbia fatto». Oggi si riuniranno il consiglio di classe e di istituto per decidere i provvedimenti disciplinari da prendere a carico del ragazzo, che nei casi gravi può arrivare alla sospensione per tutto l'anno con l'esclusione dall'esame finale, dato che il ragazzo frequenta la terza media.

CONDIZIONI DI SALUTE - Intanto migliorano le condizioni di saluter del professor Paggioro. Lo si apprende da fonti sanitarie dell'ospedale di Chioggia, dove l'insegnante è ricoverato in chirurgia. A titolo cautelare, dopo il ricovero lunedì sera, i medici si erano riservati la prognosi. Attualmente il docente è sottoposto ad un esame radiologico al torace per avere un quadro preciso della situazione, ma il colpo inferto con un coltello da cucina avrebbe provocato una ferita di pochi centimetri e non avrebbe leso alcun organo. Ai medici, Paggioro ha ribadito il desiderio di non essere disturbato: «voglio stare tranquillo» ha detto durante la visita.


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Fonte: www.corriere.it - 17/02/2009

14 febbraio 2009

Picchia il figlio della prof severa: fermato

Il dirigente scolastico: «non è un bullo, né un delinquente. solo indisciplinato»

Firenze, studente aggredisce il figlio
di una prof considerata severa: sospeso

Il 16enne ha picchiato e insultato il coetaneo per strada. Per punizione dovrà svolgere attività socialmente utili

FIRENZE - Colpito per strada con calci e pugni e insultato. Solo perché figlio di una prof giudicata "cattiva". Uno studente fiorentino di 16 anni se l'è presa con un suo quasi coetaneo (15 anni), figlio di una sua insegnante in un istituto superiore della provincia e sottolineando che le botte erano un messaggio per sua madre. Insieme a lui c'erano degli amici, che però non hanno partecipato all'aggressione. Il 15enne è stato trattenuto una notte in ospedale per accertamenti: ha un trauma cranico.

UN MESE DI SOSPENSIONE - Sul caso indagano i carabinieri, ma sono già arrivati i primi provvedimenti. Il 16enne è stato sospeso da scuola per un mese, durante il quale svolgerà attività socialmente utili, come l'impegno in una comunità di assistenza agli anziani o in un'associazione di volontariato, seguito dai professori. «Insieme ai servizi sociali decideremo quale tipo di impegno svolgerà - ha spiegato Valerio Vagnoli, dirigente dell'istituto -. I nostri insegnati lo seguiranno costantemente, perché questo tipo di sanzione, più che una punizione, vuol essere uno strumento di recupero e reinserimento. Compiti della scuola non sono solo insegnare ed educare, ma anche stare a fianco degli studenti più problematici e far sì che i loro sbagli non rimangano come marchi».

«NON È UN DELINQUENTE» - Vagnoli ha sottolineato che il ragazzo «non è un bullo, né un delinquente. È solo un ragazzo indisciplinato, che entra in ritardo a scuola e risponde male ai professori: temo che imiti i modelli della peggiore tv». L'aggressione è avvenuta dopo che era stato sospeso sei giorni per una serie di comportamenti scorretti segnalati da vari professori. «Credo che se la sia presa con il figlio dell'insegnate perché è una che esige il rispetto delle regole - ha aggiunto il dirigente -. Ma non è severa; fa parte anche del centro di ascolto per gli studenti più difficili». Descrivendo l'aggressione, Vagnoli ha detto che «sono stati due schiaffi e un calcio. C'erano anche altri ragazzi, che non hanno partecipato; anzi, alcuni hanno cercato di fermarlo». «Ho spiegato agli studenti l'accaduto - ha concluso -. Purtroppo i ragazzi problematici sono sempre di più».


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Fonte: www.corriere.it - 14/02/2009

25 gennaio 2009

Cinque in condotta a intera classe per scherzo a docente


Scuola: cinque in condotta a intera classe
In Istituto tecnico di Pavia per scherzo a docente

Cinque in condotta a un intera classe. La decisione e' stata presa all'istituto tecnico Volta di Pavia. La punizione ha riguardato una classe colpevole di uno scherzo pesante ai danni di un docente. Una decisione che e' stata presa alla fine del primo quadrimestre. La direzione della scuola non ha voluto spiegare che tipo di scherzo sia stato fatto al professore, causando poi il voto di condotta ai ragazzi.


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Fonte: http://www.ansa.it
- 25/01/2009

22 gennaio 2009

Pugni e schiaffi all´insegnante dopo un rimprovero all´alunna


Pugni e schiaffi all´insegnante dopo un rimprovero all´alunna
Mamma e nonna indagate. Lupacchino: "È un episodio grave per una scuola"

Calci e pugni per un rimprovero a un´alunna, una ragazzina di 13 anni, che all'uscita di scuola, racconta del rimprovero e di uno schiaffo a un assistente sociale, poi alla madre, e scatena la spedizione punitiva di mamma e nonna contro l´insegnante. Ora verranno denunciate per violenza privata, danneggiamento aggravato, e anche lesioni se l´insegnante deciderà di sporgere querela. Fino a sera la donna aggredita è rimasta a farsi medicare al Sacco per qualche graffio e leggere contusioni. Un episodio che lascia sgomente le insegnante: «Non è la prima volta che subiamo aggressioni - raccontano - siamo abituate ad andare avanti». «È grave che un simile episodio si sia verificato a scuola - dice il provveditore agli studi Antonio Lupacchino - mi informerò con il capo d´istituto per capire cosa abbia portato a tanto». Succede all´istituto comprensivo Trilussa di via Graf, a Quarto Oggiaro, quartiere di case popolari dove scuole, associazioni e forze dell´ordine tentano di far rispettare le regole. L´aggressione all´insegnante parte proprio da un rimprovero all´ora di pranzo, a mensa, quando la bambina prende una brocca colma d´acqua e la versa volontariamente per terra. L´insegnante le chiede di smettere ma l´alunna continua a versare l´acqua ridendo: così la prof, 41enne, si avvicina, la prende per il braccio e la obbliga a smettere. Poi, una volta tornati in classe, un altro rimprovero. «Fatti i fatti tuoi» risponde sfottente la studentessa, ed è in quel momento che - secondo la testimonianza di qualche compagno - l´insegnante con un gesto stizzito più che violento colpisce la sua alunna con un leggero schiaffo. La ragazzina - seguita dai servizi sociali - esce da scuola e racconta tutto all´educatore del Comune che la incontra diverse volte ogni settimana, e che la deve accompagnare a casa. Quando la madre viene a sapere dell´accaduto avvisa la nonna e insieme, furiose, vanno a scuola a cercare la prof. La aspettano fuori nel cortile, la aggrediscono verbalmente, poi con pugni e calci, finché la docente non è costretta a ripiegare nell´istituto e rifugiarsi nel bagno della segreteria. Ma le due donne non sono ancora soddisfatte: forzano la porta e la colpiscono ancora finché altri docenti non intervengono. L´aggressione dura fino all´intervento degli agenti delle volanti. Madre e nonna, 29 e 50 anni, entrambe con precedenti per reati contro il patrimonio, si giustificano dicendo ai poliziotti che la ragazzina avrebbe ricevuto uno schiaffo.
Sandro De Riccardis


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Fonte: http://espresso.repubblica.it - 22/01/2009

Il preside non può rimproverare il professore davanti agli studenti


Il preside non può rimproverare il professore davanti agli studenti

È lesivo dell'onore e del decoro del professionista, le lamentele da farsi in sede privata

ROMA. Il preside non può rimproverare il professore, mettendolo alla berlina davanti alla classe. Parola di Cassazione che ha confermato la condanna per ingiuria con tanto di risarcimento danni alla parte offesa nei confronti di Luigi B., il preside 62enne di una scuola di Massa che, entrando nella classe in cui insegnava il professor Paolo B. e vedendo «la particolare vivacità e l’elevata indisciplina» della scolaresca si era rivolto al docente dicendogli «lei è un incapace, lei è un incompetente». Ne era seguita la denuncia dell’insegnante che si era sentito offeso nell’onore e nel decoro. Da qui la condanna per ingiuria nei confronti del preside inflitta dal Tribunale di Massa nel giugno 2008. Contro la condanna il preside ha tentato senza successo il ricorso in Cassazione sostenendo, tra l’altro, di aver agito in questo modo a causa della particolare vivacità della classe già punita in passato anche da altri insegnanti. La quinta sezione penale (sentenza 2927) ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha evidenziato che «con adeguata e logica motivazione nella sentenza impugnata è spiegato che le espressioni rivolte dall’imputato alla persona offesa non riguardavano critiche legittime avanzate dal superiore gerarchico a uno specifico operato del dipendente, bensì la sfera personale di quest’ultimo di cui ledevano l’onore e il decoro, mettendone in dubbio la capacità e competenza di fronte a un’intera classe di alunni, nel mentre una legittima critica, con espressioni non offensive in se, poteva essere espressa nelle sedi a ciò deputate come nel corso di un consiglio di classe». Detto questo, piazza Cavour rimarca ancora che «in tema di ingiuria, affinché una doverosa critica da parte di un soggetto in posizione di superiorità gerarchica ad un errato o colpevole comportamento di un suo subordinato non sconfini nell’insulto a quest’ultimo, occorre che le espressioni usate individuino gli aspetti censurabili del comportamento stesso, chiariscano i connotati dell’errore, sottolineino l’eventuale trasgressione realizzata». Ma questa critica, avvertono gli “ermellini” non devono mai avvenire davanti alla scolaresca.


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Fonte: http://www.lastampa.it/ 22/01/2009

4 gennaio 2009

Minorenni imbrattano scuola nel ferrarese


Minorenni imbrattano scuola nel ferrarese

FERRARA - Un 12enne e un 13enne di Mezzogoro di Codigoro, nel ferrarese, sono stati denunciati alla procura dei minori. Di notte, si erano introdotti nella scuola elementare del paese e avevano imbrattato i muri con bombolette spray e coperto i pavimenti di detersivi e schiuma di estintori. Uscendo, però, avevano dimenticato qualche oggetto personale e i carabinieri li hanno rintracciati. Le famiglie si sono offerte di risarcire i danni, che ammontano a circa 5mila euro. (Agr)


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Fonte: www.instablog.org (AGR) - 04/01/2009

2 gennaio 2009

«E’ vero, la scuola è disastrata Ma noi prof dobbiamo reagire»


«E’ vero, la scuola è disastrata Ma noi prof dobbiamo reagire»

Fabio Pusterla, poeta e insegnante ticinese, ha pubblicato un libro di riflessioni sulla sua professione. Racconta anche di un collega comasco ostaggio dei bulli. «Ma io in classe mi diverto ancora»

«Un mio amico, che insegna in un ottimo liceo comasco, da qualche tempo si lamenta con me del suo lavoro [...]. La sua esperienza gli sembra così difficile, così radicalmente negativa, almeno negli ultimi anni, e le condizioni della scuola in cui lavoro così catastrofiche, da farlo rimanere refrattario e impermeabile al mio discorso. "Nel mio liceo - aggiunge - il bullismo è in agguato, anche contro i professori"». Fabio Pusterla, poeta tra i più noti della generazione nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta, insegna in un liceo di Lugano e ha la seconda casa da questa parte della frontiera, ad Albogasio, frazione di Valsolda. Il suo ultimo libro, però, non è di poesie, bensì di Riflessioni sulla scuola, nonostante tutto, come recita il sottotitolo di Una goccia di splendore, edito da Casagrande di Bellinzona.

Una recente ricerca dell’osservatorio lombarso sul bullismo, dice che le prevaricazioni contro i prof avvengono in in istituto comasco su 5. Come vede la situazione dal suo osservatorio “privilegiato”?
Non credo che il mio sia un osservatorio privilegiato; credo invece che, se la ricerca sul bullismo dice la verità, come temo, la scuola italiana sia disastrata. Mi pare si debba partire da questa constatazione: se la scuola non funziona, bisogna tentare di farla funzionare. Ogni tanto, invece, ho paura di cogliere una reazione diversa, fatalistica, che sembra ritenere inevitabile e quasi desiderabile la catastrofe. Alla luce di questa reazione, le eventuali realtà un po’ diverse e forse un po’ migliori appaiono semplicemente desuete, arretrate o, appunto, privilegiate. Detto questo, posso subito aggiungere: nella Svizzera italiana le cose non sono ancora giunte a questo punto, è vero; ma ci sono segnali inquietanti, che fanno temere il peggio.
La scuola italiana potrebbe imparare qualcosa da quella ticinese?
Le ragioni per cui stiamo un po’ meglio sono moltissime, credo. Intanto, le diverse dimensioni del paese; poi, il fatto che, nonostante tutta una serie di franamenti recenti e preoccupanti, in questo piccolo paese non è andato ancora del tutto smarrito il senso del bene pubblico, del bene comune, su cui poggia grandemente la scuola. Un altro aspetto fondamentale riguarda le condizioni di lavoro degli insegnanti: per quello che ne so, un insegnante italiano è pagato malissimo, cosa che ha conseguenze evidenti e molto diversificate.
Qualche anno fa, inoltre, si è svolto in Ticino un confronto politico cruciale, che ha avuto un esito molto diverso da quello manifestatosi più o meno nello stesso periodo in Italia: una votazione popolare ha definitivamente sancito il primato della scuola pubblica rispetto a quella privata, che è naturalmente ammessa e ragionevolmente sostenuta, ma che non può godere, come avrebbero voluto i suoi sostenitori, di un analogo sostegno finanziario statale. Affermare la centralità della scuola pubblica significa ovviamente anche assumersi la responsabilità di metterla nelle condizioni di funzionare egregiamente; al contrario, aprire allegramente le porte al privato vuol dire svalutare neppure tanto implicitamente il servizio pubblico, e creare in prospettiva livelli qualitativamente molto diversi di educazione e di formazione.
Nel suo libro parla di colleghi che fuggono dalla scuola o che cadono in depressione: mai corso il rischio di finire in quella schiera?
A tutti, penso, capitano momenti di difficoltà, di stanchezza e di scoraggiamento; sono capitati anche a me, certo. Però finora non ho mai raggiunto il livello di guardia, e nel complesso continuo a divertirmi molto insegnando. Ma devo aggiungere di essere forse un caso un po’ particolare: faccio l’insegnante, ma nel tempo libero mi occupo da molti anni di letteratura, di critica, di traduzioni. E se questo comporta probabilmente una certa dose di fatica, poter suonare due musiche diverse mi aiuta probabilmente a non lasciarmi inghiottire né dall’una né dall’altra, mantenendo la giusta proporzione delle cose. D’altra parte, e qui si torna al discorso fatto prima: da molti anni ho anche deciso di lavorare a tempo parziale, rinunciando a una fetta di stipendio per aver più tempo da dedicare allo studio, alla scrittura e alla famiglia. Per fare una simile scelta, è però naturalmente necessario che lo stipendio, anche ridotto, si mantenga a livelli dignitosi.
Il contatto quotidiano con gli adolescenti regala delle “gocce di splendore”… solo a chi le sa cogliere, però. Le capita ancora?
Sì, mi capita, e ogni volta ne sono sorpreso. Alcuni aneddoti li ho raccontati ogni tanto in qualche pagina del libro, e non lo rifarò qui, perché mi parrebbe di violare una specie di intimità che talvolta si può creare tra lo studente e l’insegnante. In qualche caso l’origine di tale intimità è qualcosa di bello; più spesso un disagio, un problema, un malessere che vuole essere detto a qualcuno, e che in certe situazioni dà poi origine a un rapporto di eccezionale intensità. Magari brevissimo, eppure intenso e indimenticabile, almeno per me.
La carenza di letture è, a suo parere, un problema non soltanto dei ragazzi, ma anche dei politici, compresi quelli che magari vogliono riformare la scuola. «Studiate di meno, leggete di più», propone provocatoriamente. Cosa significa?
Studiate di meno, leggete di più: così ho scritto e così riscriverei senz’altro. È una provocazione? Certo. Ma vuole anche dire: se lo studio imposto dalla scuola non avvicina gli studenti alla lettura, o addirittura li allontana da essa: che razza di studio è? Che senso avrebbe allora la scuola? E siccome questo avviene, purtroppo, con una certa frequenza, io credo che ciascuno di noi debba reagire. Come insegnante, reagisco parlando di libri con entusiasmo e, spero, con un po’ di competenza, cercando di accendere la curiosità nei miei studenti. In qualche caso, per tentare di convincerli, faccio anche cose molto discutibili: per esempio, spiego loro (che mi guardano con aria un po’ scandalizzata e un po’ divertita), come si fa a rubare i libri. Quando sono stato uno studente, ho reagito leggendo il più possibile, rivendicando il mio diritto di leggere. E se questo diritto non mi veniva riconosciuto, me lo prendevo da solo: a scapito, se proprio era necessario, di quello "studio inutile" che una parte della scuola tentava di impormi. Quanto ai politici, e agli adulti in genere, così preoccupati delle scarse letture dei loro figli e dei giovani: se davvero volessero, potrebbero fare molte cose a favore della lettura. Per esempio, potrebbero comperare dei libri, e persino provare a leggerli, ricordandosi magari di spegnere prima la televisione e il cellulare.
Già, gli adulti... In Italia pare che i genitori siano uno dei problemi maggiori della scuola, tant’è che è stato da poco istituito il patto di corresponsabilità scuola famiglia per richiamarli ai propri doveri educativi. Lei come la vede da insegnante-genitore?
Non penso si possa fare un discorso generale su questo argomento, e certo non sono in grado di farlo io. Penso però che la scuola sia oggi stretta in una morsa terribile, che minaccia di stritolarla. Da una parte, si tende a riversare su di essa i compiti che tradizionalmente venivano assunti dalla famiglia e dal gruppo sociale; dall’altra, si tende a considerarla sempre di più una sorta di azienda pubblica, che deve produrre inevitabilmente i risultati sperati e anzi pretesi come dovuti (voti positivi, diplomi assicurati, ecc.). In queste condizioni, la scuola si difende, si sente assediata, e prima o poi dovrà cedere, se già non l’ha fatto. Vale il ragionamento che facevo all’inizio: crediamo ancora in qualche valore comune su cui costruire la nostra vita associata? Non è facile: per farlo, non possiamo certo contare sull’esempio della classe dirigente, che è troppo spesso di segno esattamente opposto; penso che un cambiamento, per quanto difficile, non possa che provenire dal basso delle nostre responsabilità individuali, che decidiamo di assumerci o di dimenticare.
Pietro Berra



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Fonte: http://www.laprovinciadicomo.it - 02/01/2009

14 novembre 2008

Maestra picchiata da due mamme


Maestra picchiata da due mamme

STATTE (TARANTO) - Il sindaco di Statte, Angelo Miccoli, chiederà al questore di Taranto, Gian Carlo Pozzo, di intensificare i controlli delle forze di polizia dinanzi alle scuole del paese. Lo ha annunciato lo stesso Miccoli in un'assemblea di insegnanti e genitori svoltasi alla scuola elementare 'Borsellino' per 'stigmatizzare' l'aggressione subita ieri, all'uscita dell'istituto, da una maestra, picchiata dalle mamme di due alunne.

All'assemblea, oltre al sindaco, hanno partecipato la dirigente della scuola, Linda Fasano, e il padre della maestra, il quale ha detto che già l'anno scorso la figlia aveva subito minacce dalle due donne che ieri l'hanno aggredita. La maestra è stata aggredita dalle due mamme perché, a loro dire, l'insegnante avrebbe maltrattato o discriminato le loro figlie. La maestra è stata colpita con calci e pugni ed è svenuta sotto gli occhi della figlia di 10 anni. Soccorsa e condotta in ospedale è stata giudicata guaribile in dieci giorni. Le due donne che l'hanno aggredita sono state denunciate in stato di libertà per lesioni personali.


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Fonte: www.ansa.it

2 novembre 2008

Diritti violati. Drammatica crescita degli atti di violenza contro gli insegnanti


Diritti violati. Drammatica crescita degli atti di violenza contro gli insegnanti

Il Rapporto “Educazione sotto attacco” fornisce il primo studio mondiale sulla violenza politica e militare contro gli insegnanti, le organizzazioni sindacali, le scuole e le istituzioni, documentando atrocità che includono assassini mirati, detenzione illegale e tortura, rapimenti da parte delle forze armate, arruolamento forzato di bambini, occupazione e distruzione di edifici scolastici.Sebbene non esistano statistiche ufficiali, facendo riferimento agli incidenti segnalati, il numero degli attacchi è cresciuto di 6 volte negli ultimi tre anni. A parere dell’Internazionale dell’educazione, che ha adottato il principio di considerare ogni scuola come un santuario sicuro, occorre adottare le seguenti azioni:

* mobilizzare la comunità internazionale e cercare il sostegno e l’impegno dell’Unesco e di altri partner.
* Monitorare la situazione degli insegnanti e dell’educazione nelle situazioni di conflitto o di post conflitto.
* Monitorare la natura delle minacce contro gli insegnanti e gli istituti scolastici.
* Continuare a sostenere la campagna di solidarietà, di costruzione di network che accrescano la consapevolezza su specifici casi di violazione dei diritti umani, inclusi la tortura, la prigione e la morte.



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Fonte: Flc Cgil